Circolo Fotografico Modenese

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Un pò di storia

Una storia fotografica modenese.


di Silvano Bicocchi – BFI, SemFIAF.

Il 1947 è per la Fotografia Italiana un anno particolarmente significativo: iniziano le pubblicazioni della rivista fotografica per professionisti “Ferrania” (1947 - 1967), sulle pagine della medesima nel numero di aprile di quell’anno viene pubblicato il programma del Gruppo Fotografico “La Bussola” (1947 – 1957), si avviano alla fondazione il Circolo Fotografico “La Gondola” e la FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) che inizieranno le attività nel 1948.
Il 1947 è il primo anno di attività del C.F. Modenese la cui fondazione, in base alle testimonianze verbali, è probabilmente risalente al dicembre del 1946. Il sodalizio ha radici che risalgono ai primi del 1900 quando aveva nome “Royal Photographic Society of Modena”, al quale era iscritto anche il Prof Rodolfo Namias insigne chimico inventore di importanti tecniche fotografiche, per poi trasformarsi nel periodo tra le due guerre mondiali nel “Dopolavoro Fotografico Modenese”. Dal 1947 inizia un percorso nuovo, aperto al mondo della fotografia, caratterizzato dalla partecipazione ai concorsi Nazionali e Internazionali. Il successo dei fotografi modenesi a queste manifestazioni trovò un naturale sbocco nella iscrizione alla FIAF nel 1954 e poi dal 1956 nell’organizzazione del concorso “Biennale Internazionale d’Arte Fotografica”, patrocinata dalle Istituzioni cittadine, che si concluse con l’ottava edizione nel 1972. La Biennale fu determinante nel promuovere la “passione fotografica” in tutta la Provincia di Modena, nei cui comuni avviarono l’attività aggregazioni spontanee di fotoamatori, tra queste la “Sezione fotografica Novese”, dalla quale è nato l’attuale Fotoclub Novese, che aderì alla FIAF attraverso l’affiliazione al C.F. Modenese dal 1959 al 1961. Nel 1962 si iscrisse al “Novese” Carlo Monari, un raffinato fotografo ( di mestiere bancario) e lungimirante organizzatore il quale diventerà negli anni ’90 Segretario Nazionale della FIAF.
Non avendo documenti relativi all’atto di fondazione, non si conoscono i nomi dei soci fondatori, nè si hanno documenti che consentano di ricostruire l’attività dei primi dieci anni, mentre si sa che il primo presidente fu il Geom. William Nardini dal 1959 al 1960, al quale successero: Giovanni Tosi dal 1961 al 1972, Gastone Lancellotti dal 1973 al 1976 e dal 1978 al 1983, Gianni Miari  nel 1977, Nino Catellani dal 1984 al 1993, Paola Gandolfi dal 1994 tuttora Presidente. Il legame con la FIAF è stato forte tanto da organizzare nel 1963 il XV Congresso Nazionale.

Gli anni ‘50.

Le tendenze fotografiche, che animano il C.F. Modenese negli anni ’50, sono influenzate, come in tutto l’ambiente fotografico italiano, da due poetiche: quella formalista e quella realista. Mentre quella formalista ha il punto di riferimento nel gruppo “La Bussola” di Milano, guidata da Giuseppe Cavalli (il redattore del programma di quel Gruppo Fotografico) caposcuola del “chiarismo fotografico”, l’altra quella realista trova nel cinema neorealista italiano l’ispiratore di un risveglio di sensibilità verso la condizione umana. Questi due orientamenti poetici, il formalismo e il realismo, da allora caratterizzano tuttora la fotografia amatoriale italiana. E’ l’epoca in cui nasce il nome fotoamatore, che si distingue dal dilettante in cui prevale lo scopo ludico nel fotografare, nel porsi in un atteggiamento culturalmente impegnato nell’esercizio della fotografia. Alla fine degli anni ’50 i fotoamatori attratti dall’opera dei fotografi americani sognavano di diventare professionisti, alcuni riuscirono mentre altri, per ragioni legate alle prospettive economiche, rinunciarono ma le loro opere ci permettono oggi di affermare che: è fotografo chi sa esprimersi col linguaggio fotografico che sia professionista o no!
Anche nel C.F. Modenese si vivevano queste profonde trasformazioni: Giovanni Tosi, Gualberto Davolio Marani, poi successivamente Mario Riva erano formalisti, Gastone Lancellotti realista.
Questo è il clima d’eccellenza di cui ha scritto recentemente, l’esemplare fotoamatore, Beppe Zagaglia nei suoi sensibili interventi sulla stampa locale.

Gli anni ’60.

L’evoluzione della fotografia italiana negli anni ’60 è rivolta al Racconto Fotografico.
Luigi Crocenzi è stato il massimo promotore di questo linguaggio, dalle sue iniziative a Fermo si fecero dal 1962 al 1971 i Concorsi di “Racconto e Reportage Fotografico” una manifestazione che per l’impegno dei fotografi e della qualificata critica resta ancor oggi il punto di riferimento nella realizzazione del Portfolio fotografico. In tali Concorsi vinsero anche Gastone Lancellotti nel 1963 e Antonio Maccaferri nel 1962, 63, 64, 65 e 69. Degno di nota: Maccaferri negli anni ‘60 vinse per ben tre volte il I° Premio a Parigi del “Grand Concours International de “ Photo Cinema”” sezione Reportage.
Sono gli anni in cui iniziarono i “pellegrinaggi fotografici” in Puglia, a Foggia dove abitava Renzo Cambi, fotografo di grande talento e uomo d’animo sensibile e generoso, che accoglieva i fotografi modenesi avviandoli all’esercizio del “paesaggio geometrico”, il genere fotografico che dalla sua opera ha preso la sua specifica identità poetica nell’ambito dei concorsi nazionali e internazionali.
Le relazioni promosse dalla organizzazione delle Biennali (1956 – 1972) fecero crescere lo standard della qualità delle opere e del pensiero fotografico dei diversi autori, tanto da sprovincializzare l’orizzonte culturale di riferimento e operare con la consapevolezza di essere all’apice della fotografia amatoriale italiana. Questa condizione appagante raggiunta dalla prima generazione creò delle certezze e delle rigidità che non permisero al circolo di acquisire giovani talenti come Franco Vaccari e Franco Fontana, i quali dimostrarono nei decenni successivi il valore della loro fotografia innovativa, tanto nuova da non essere allora compresa.
Se gli autori modenesi ebbero tanto successo con le loro foto in bianco e nero una parte del merito deve essere condivisa con Attilio Amista: uno stampatore professionista dalle rare qualità artistiche. Tosi, Lancellotti, Cambi, Maccaferri, Mazzi si affidarono alle sue capacità tecniche e alla sua sensibilità artistica per stampare lo loro fotografie. Amista diede loro un contributo prezioso nella scelta dei tagli e degli equilibri tonali. Egli stampò in modo esemplare sia con toni alti, sia con toni bassi, dimostrando di essere un interprete d’eccellenza del negativo scattato da altri fotografi.

Gli anni ‘70.

Se già dalla seconda metà degli anni ’60 il benessere raggiunto nel boom economico permise ai numerosi fotografi di intraprendere viaggi nell’Est Europeo negli anni ’70 la meta più ambita furono gli USA. Non raramente i fotografi modenesi si incontrarono a sorpresa sullo stesso aereo per New York. In America si andava per conoscere quel nuovo mondo che aveva generato una schiera sterminata di grandi fotografi professionisti. L’incontro tra l’impegno culturale del fotoamatore italiano e questo ambiente, dissacratore e innovativo ancora permeato dagli echi della Beat Generation, fece liberare nuove forze creative che innovò la fotografia italiana. Sono gli anni d’oro del reportage che prendeva ispirazione dal credo di “Life”.
In Riccardo Mazzi è particolarmente evidente questo passaggio, infatti quest’autore si forma nella cultura del reportage in bianco e nero e poi si evolve nel paesaggio a colori non più solo geometrico ma metaforico.
Gli anni ’70 sono gli anni di forti trasformazioni sociali, la società italiana, con la diminuzione delle ore lavorative settimanali “la settimana corta”, passa dal “dopo lavoro” al “tempo libero”. E’ una società in cui prevale ancora l’orientamento all’impegno sociale e culturale in ogni attività e quindi anche nella fotografia. Crescono il numero dei Circoli Fotografici creando tanti punti d’aggregazione sul territorio e quindi tante occasioni per i fotoamatori che ormai appartengono a tutte le categorie sociali. E’ il periodo d’oro delle riviste fotografiche che aumentano vistosamente di numero, la passione fotografica diventa un fenomeno di massa. Si amplia il numero dei partecipanti ai Concorsi Fotografici e si sviluppa l’audiovisivo costituito dalla proiezione di diapositive con sotto fondo musicale e parlato.

Foto di gruppo del C. F. Modenese in occasione della consegna di una onoreficienza  FIAF al socio Renzo Cambi. Periodo anni ' 90.

Si riconoscono accosciati al centro Tonino Maccaferri (a sin) e Giulio Benedicti ed in piedi da sinistra
Renzo Cambi, Gino Barbieri, Giorgio Ingrami, Paola Gandolfi, Bepi Goldoni,Pierino Baccarani, Massimo Barbieri, Gaspare Guardigli,
Giordano Botti e Odoardo Gibertoni

Gli anni ’80 e ’90.


Negli anni ’80 il fenomeno della fotografia di massa raggiunge il suo culmine. E’ normale vedere alla domenica delle persone con in spalla un grande borsone pieno di obiettivi, filtri, alla ricerca di uno scatto fotografico senza avere orientamenti tematici e senza la consapevolezza della propria poetica. E’ una fotografia che si compiace più del risultato tecnico che dell’equilibrio tra forma e contenuto, una fotografia ludica, un hobby. Siamo lontanissimi dalla fotografia militante degli anni ’50 e ’60. Gli echi di quell’epoca sono ancora presenti nei Circoli che ne furono i protagonisti, il C.F. Modenese è uno di questi. Con ancora viventi, negli anni ’80, gli illustri fotografi che lo avevano reso famoso in Italia e all’estero, la sua attività non diventò mai di massa ma rimase elitaria continuando a celebrare il suo glorioso passato in un clima di sincera amicizia. I suoi componenti continuarono a frequentare i Concorsi nazionali e internazionali riscuotendo successi anche con le nuove leve come Odoardo Gibertoni, Paolo Sagri e Paola Gandolfi. Con il CARSIL nel 1986 iniziò un’attività che coinvolse 10 circoli iscritti alla FIAF, un concorso a diapositive che aveva come giurati i componenti dei circoli che una volta tanto provano l’ebbrezza del giudicare.
La fine degli anni ’80 e gli anni ’90 sono caratterizzati dalla progressiva scomparsa degli autori storici e inizia un nuovo ciclo storico per il C.F. Modenese che deve misurasi con una realtà culturale nuova e un caduta d’interesse verso la fotografia. La società dei consumi ha attratto con altri oggetti la passione delle masse. Nella nostra città le edizioni di “Modena per la fotografia” portano alla conoscenza del grande pubblico autori provenienti da tutto il mondo mettendo in moto un processo evolutivo della fotografia modenese e italiana.

Gli anni 2000.

Il nuovo secolo è caratterizzato dalla fotografia digitale e con essa la forte espansione della fotografia delle donne. Si sono moltiplicate le manifestazioni di portfolio in tutta Italia, il livello della fotografia nazionale è tra i primi al mondo, la FIAF in particolare si distingue nel guidare questa nuova epoca della Fotografia Italiana con l’organizzazione di manifestazioni come “Portfolio Italia” e con l’apertura del CIFA ( Centro Italiano della Fotografia d’Autore). Si sta ricreando quella fotografia militante degli anni ’50 che vede come protagonisti i giovani fotografi. La distanza tra questa realtà amatoriale d’eccellenza e la fotografia professionale di ricerca si è azzerata, la FIAF è tornata ad essere il contenitore ideale ove far progredire la fotografia contemporanea. Il C.F. Modenese come tutti i circoli è diventato l’ambito dove convivono le diverse anime della fotografia amatoriale: quella ludica, quella tecnica, quella di ricerca culturale e artistica. E’ nel riuscire a rendere possibile questo incontro di diversità che si gioca il futuro della nostra passione fotografica.

"Testo estratto dalla presentazione della mostra del 60° del Circolo Fotografico Modenese scritto da Silvano Bicocchi "

Nell'anno 2014 il Circolo Fotografico Modenese, attraverso la collaborazione con una lodevole opera di raccolta fondi, ha contribuito alla ricostruzione di un complesso scolastico di Novi di Modena danneggiato dagli eventi tellurici del 2012.




 
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